1283 giorni

Sono passati così in fretta.

Mi sono presa questa lunga pausa per vivere pienamente quello che stava succedendo. Ho scelto.

Dopo 3 anni e mezzo è doveroso un aggiornamento. 3 anni pieni di cambiamenti e di novità ma soprattutto di vita.

3 traslochi fino all’ultimo il 29 Febbraio giusto in tempo. Dopo 10 giorni ci hanno sigillato in casa.

Dopo 3 anni tondi (giorno più giorno meno) dalla pubblicazione del mio articolo dove scrivevo ad un’ipotetica figlia di nome Olivia l’ospedale mi prendeva in carico per gravidanza a termine.

Il 16 Aprile Olivia è nata. Questa è la novità più grossa. E merita un articolo a parte.

L’unica cosa che mi sento di dire è che tutto quel lavoro su me stessa ha funzionato. Ora c’è qualche altra cosa che vorrei sistemare perché come ben sapete per me il cambiamento è vita e visto che questo blog mi ha aiutata ad ottenere quello che volevo perché non ricominciare a buttare giù qualche pensiero.

E voi che novità mi portate?

Denisa

Scegliere o non scegliere?

Premetto che mi sembra abbastanza evidente che è un periodo nel quale non sono in grado di rispettare le mie scadenze perciò non scriverò più tre articoli al mese. Scriverò semplicemente quando avrò qualcosa da dire.

Ho fatto una scelta. Ho scelto di condividere il mio tempo con una persona, tanto tempo! Ed è per questo che scriverò un po’ meno. La vita è un susseguirsi di scelte che ne determinano l’andamento ed è solo mettendoci in discussione e cercando di capire chi siamo davvero che riconosceremo quando è il momento di prendere una decisione. Il blog mi ha permesso di fare chiarezza di pensieri e ha fatto emergere quello che andava un po’ meno bene per me. Gli devo molto, perciò sicuramente rimarrà in vita.

Io personalmente sono cresciuta con la paura di scegliere. Cresciamo tutti con la percezione dello sbaglio come sacrilegio. E se ti sbagli? E se non è la scelta giusta? E se non è il lavoro giusto? E se poi non ti piace? E se non è l’uomo giusto? Embhè? E allora?

E se invece lo è?

Per fare un esempio prendo in considerazione proprio la mia scelta di mollare un po’ la presa sul blog e concentrarmi su di lui. Come diceva Luca nel commento dell’articolo precedente “un fulmine a ciel sereno”. Certo, lo so bene che fino a un mese fa avevo una percezione della mia vita totalmente diversa ma mi faccio anche un sacco di complimenti per aver avuto il coraggio di guardare un po’ più in là.  E che ne so io se è l’uomo giusto. Quello che so al 100% è che non lo scoprirò stando seduta da sola sul divano a guardare un film e tanto meno scrivendo i miei articoli del blog. L’unica cosa da fare è mettersi in discussione e noi lo stiamo facendo insieme.

Ma tu non eri quella che stava bene da sola?

Certo! E sto ancora bene da sola! Fortunatamente ho conosciuto una persona molto equilibrata che la pensa come me. Si, sto bene da sola. Con lui sto un po’ più di bene. Quando non la penserò più cosi sarà il momento di una nuova scelta. Potrebbe essere tra un mese o tra vent’anni, l’importante è aver vissuto tutto quello che c’è da vivere.

E questo vale per tutti i campi della vita. Il lavoro, le amicizie, gli amori, uno sport, un hobby. Sperimentare se stessi è il modo migliore per trovare la propria strada. Non succede guardando quella degli altri.

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui.
(Paulo Coelho)

Meglio scegliere sbagliato poi aggiustare il tiro che non scegliere affatto. La scelta è vita.

Deny

Cambio di rotta

Sono in ritardo. E adesso vi spiego il perchè.

Prima di tutto era Pasquetta e ho passato tutte le feste “in festa”. Come dev’essere.

Secondo: non è che non sono ispirata, è che non so proprio da dove cominciare. So che alla fine del 2016 ho aperto questo blog sapendo che qualcosa sarebbe successo. Non so se scrivere pubblicamente i miei pensieri mi abbia aiutata a fare un po’ di luce, di certo so che mi sono guardata e riguardata dentro. A volte senza rendercene conto torniamo a sopravvivere. Qualche tempo fa dissi ad un amico “mi sento ferma, non sto andando da nessuna parte.” E forse dopo quest’esternazione ho capito che dovevo ricominciare a muovermi. Ho continuato a lavorare sulla selezione, su cosa tenere e su cosa lasciare andare. Ovviamente la parte necessaria sono le infinite ore di chiacchiere con la mia best. Quante volte mi ha ripetuto: “L’importante è che tu sia sincera con te stessa..” E non aveva nessuna fretta, sapeva che piano piano sarei arrivata da sola. Lei sta lì, e mi aspetta. A volte l’aspetto io. Ma in qualche modo evolviamo sempre. E io sono arrivata anche a sto giro.

Fatto sta che nel momento in cui ho scritto che sono una single incallita decisa a rimanere tale arriva qualcuno che ti scombina letteralmente i piani e le abitudini.

Ma quello che ti scombina di più sono soprattutto i pensieri. A volte succede che arriva qualcuno che ti toglie gli occhiali, li pulisce e te li rimette sul naso dicendoti: “Ora vedi un po’ più in là di prima no?” A volte riesci a farlo da solo, a volte qualcuno inconsapevolmente ti da una mano.

Accetti di uscire con una persona innanzi tutto perché rischi il linciaggio dalle tue amiche a forza di chiuderti in casa senza conoscere nessuno e secondo per uscire da quella bolla stagnante in cui ti ritrovi, chiamatela zona di comfort, chiamatela come volete. Esci. E non ti aspetti nulla. Ma arriva tutto. L’incontro, l’imbarazzo, la tensione che si scioglie, una risata, qualche domanda, un’ altra risata, l’attrazione, l’indecisione, una sensazione strana. Lo rivedi. E poi di nuovo. E ancora.

Dunque il discorso è questo e l’ho fatto un milione di volte: sto benissimo da sola, se devo cambiare le mie abitudini, i miei orari o i miei impegni è perché arriva quel qualcuno per cui vale la pena.

Ecco, credo sia arrivato senza nemmeno chiedere permesso. Quindi mi tiro su le maniche e vado a giocare la mia partita. Coraggiosamente.

Deny

 

Che coss’è l’amor?

Sono presuntuosa riguardo l’amore. Ognuno lo vive a suo modo, ma io sono sicura di averlo sempre interpretato in giusto modo. Ah! Attenzione: un minuto di raccoglimento per tutti quelli che pensano che io non sappia di cosa stiamo parlando solo perché sono una single incallita. Il secondo minuto di raccoglimento va a quelli che “ma come mai una come te non riesce a trovarsi un uomo?”. Una storia volendo la mette in piedi chiunque abbia un paio di qualità messe insieme a caso. Basta accontentarsi. Io vivo di emozioni, se non ci sono, niente da fare. Al momento non sono ancora riuscita a capire l’ottica di quelli che scambiano l’amore con il bisogno o la possessività. L’amore è rispetto e fiducia. L’amore è avere il suo telefono sbloccato sul comodino e non farci nemmeno caso, l’amore si costruisce. L’amore l’ho sentito e l’ho provato. Io ho avuto delle esperienze meravigliose, e l’ho sempre dato tutto finché potevo, finché ce n’era. L’ho sempre gustato tutto fino in fondo e quando è finito le strade si sono divise. Ed è rimasto il bene. Mai odio, mai rancore.

Ricordo perfettamente una sensazione particolare anche se sono passati 10 anni. Mi portò un caffè, fuori a un tavolino del bar, senza chiedermi nulla. Mi portò il caffè esattamente come piaceva a me. . Chiesi un banale caffè. Me lo portò americano, con l’acqua calda a parte, una bustina di zucchero bianco, una di canna e un sorriso. L’amore sta nelle piccole cose. Adesso  lo bevo amaro ma quel caffè fu un caffè colmo d’amore..oltre che di zucchero. 😉

L’amore è condivisione senza perdere la propria integrità. Non è mai annullamento. E’ dare piccoli pezzetti di sé e riceverne altri in cambio. E’ la tua canzone preferita nella sua playlist. La odia, ma piace a te..e lui adora la tua faccia quando parte per caso in macchina.

Non è che non trovo nessuno, o che sono difficile. Sono intrappolata semplicemente nella giusta forma di relazione. E’ come aver trovato il miglior ristorante della città. Non ti abbassi più. Vai in quello, altrimenti cucini a casa, per i fatti tuoi. E finché non trovi quello che offre le stesse cose puoi sempre fare delle ottime spese al supermercato.

Quello che conta è che ne valga la pena. La cosa veramente difficile è riconoscerlo. E non averne paura. Ho conosciuto gente terrorizzata dall’amore. Ma se è la cosa più bella del mondo? Non esiste l’amore infinito. A volte è un altalena, a volte una vera e propria montagna russa, a volte dura un anno, a volte 50 anni, a volte arriva, se ne va, poi ritorna. Ma il punto non è quello. Il punto è che, se c’è e quando c’è, va vissuto e spremuto tutto, perché è l’essenza della vita. La vita esiste per un atto d’amore. La vita esiste grazie all’amore.

L’amore è non uscire per forza a far baldoria se lui decide di uscire con i suoi amici. Non è mai vendetta, mai ripicca. E’ totale fiducia. Se non ci si fida non si va da nessuna parte. Ora la parte difficile qui è non far emergere il passato o le circostanze. Più si invecchia più qualche testata la diamo da qualche parte e soprattutto se ci guardiamo intorno non è che ci siano tutte ‘ste rose e fiori in giro.

L’amore è scelta. Scelgo di essere onesta con te sempre. Se qualcosa non va scelgo di metterti al corrente dei miei dubbi e vediamo cosa si può fare. Possibilmente insieme. Ti scelgo.

L’amore è libertà. Libertà di esprimersi, di essere se stessi, di emozionarsi, di giocare, di scherzare, di mostrarsi. La libertà di un bacio in una piazza affollata.

L’amore è crescita e ammirazione. E’ sentirsi dire che insegni quando in realtà la tua convinzione è che stai solamente imparando.

L’amore non è mai teatro. Non ha mai bisogno di essere ostentato, perché brilla in ogni caso.

L’amore fa brillare. Brillate.

Kisses.

Me

 

 

Credete nel destino?

Ciao Olivia, stavo pensando alla nostra lunga, infinita storia.

Quando ero ragazzina ero convinta che ti avrei incontrata intorno ai 20 anni, poi crescendo mi sono resa conto che effettivamente era davvero troppo presto per conoscerti. Rinviai cosi il nostro momento di qualche anno fantasticando continuamente su quanto sarebbe stato emozionante incontrarsi per la prima volta. E’ davvero incredibile quanto siano belli e spensierati i sogni quando sei giovane ed inconsapevole.

Ora qualche consapevolezza ce l’ho: a Giugno compirò 35 anni e io non ho ancora avuto il coraggio di vederti. Sai con la consapevolezza arriva un treno di collegamenti filosofici, mentali e corporei che ti portano a fare dei 2+2 belli tosti.

Non sono sicura di volerti conoscere. E questo mi tormenta. E’ come se avessi promesso una caramella a qualcuno senza dargliela e vedere la faccia della delusione.

Scusa Olivia, a volte ho dato così importanza a te da non rendermi conto che la squadra che avevo messo in campo per vincere questa partita non era quella giusta. Scusa se ora mi rendo conto che inconsciamente ho scelto strade molto molto difficili, forse impossibili per arrivare a te, lasciando quelle facili. Probabilmente ho scelto di complicarmi la vita per evitarti. Probabilmente non mi sento all’altezza di una figura importante come te.

Spero tu possa capire un giorno, Olivia, quanto in realtà ti ho rispettata, lasciandoti là dov’eri, evitandoti delle mancanze che sicuramente da me ti sarebbero arrivate.

Per avere il tuo perdono Olivia vorrei solo che tu sapessi che mi sto impegnando tanto per riuscire a riaprire le braccia all’amore e che ogni giorno cerco di analizzare le mie emozioni e le mie chiusure verso gli estranei. Penso sia uguale per tutti. A 20 anni ti fidi molto di più perché il bagaglio è molto più leggero. Andando avanti si incontrano inevitabilmente delusioni che appesantiscono il tutto. Per questo Olivia ti giuro che sto cercando il modo di trovare la chiave per aprire la gabbia in cui mi trovo per esser davvero libera dentro.

Quello che mi sento di dire Olivia è che tu sei praticamente esistita davvero: sei stata desiderio, sogno, paura, terrore, ambizione, amore.

Se un giorno dovessi diventare madre Olivia, so che lo dovrò anche a te, che sei sempre stata una tormentata fantasia.

Ho sempre creduto nel destino, ci credo ancora e questo è il nostro.

Deny

 

 

Per cosa siete grati?

La settimana scorsa ho visto un docu-reality che seguiva la preparazione di un gruppo di donne per la mezza maratona di Amsterdam. Fin qui nulla di strano, il punto è che erano tutte donne ammalate di cancro. Non ho assolutamente intenzione di parlare di questo argomento (non mi sento proprio in diritto di farlo), sia ben chiaro, ho solo tirato fuori il discorso perché mi rimbalza in testa l’affermazione di una di queste donne: “…poi mi sono presa la responsabilità di essere felice!”

Prima di tutto: se avete venti minuti, cercate quel programma e guardatelo. Il progetto si chiama Pink is good.  Tra tutta la spazzatura che c’è in TV quello può insegnare invece qualche pensiero utile. Il problema è che vi fa anche sentire minuscoli come formiche. Sappiatemi dire.

Poi: la responsabilità di essere felice. Ne ho parlato anche tempo fa di questa tanto agognata felicità. La felicità come stile di vita. Una delle cose importanti per vivere felicemente è di praticare la gratitudine. Pare proprio che le persone felici si concentrino su quello che già possiedono.

Io a parte dire a me stessa qualche parolina prima di dormire non ho mai fatto molto mia questa pratica. Ho un diario, ma non ho mai preso l’abitudine di scrivere ogni giorno riguardo ai momenti della giornata che mi hanno fatto stare bene, anche solo un paio: il sorriso di uno sconosciuto al bar, accarezzare un cane, un caffè con un amico, la canzone preferita. Invece sarebbe davvero importante. Perché dare per scontato tutto?

Oggi quindi spendo qualche parola prendendo questa strada.

Sono davvero profondamente grata al Fato. Non ci sono dei o persone che tengano. C’è una persona che mi fa sentire sempre totalmente libera, amata e rispettata. E’ una persona che non mi ha mai fatta sentire in difetto pur non condividendo le mie scelte o il mio stile di vita. E’ una persona che mi fa sentire a mio agio anche mentre le sto dicendo cose che non condivido io. E’ una persona che mi stima e ancora non capisco perché così tanto. E’ una persona che stimo tantissimo e so benissimo il perché.

Parlare del rapporto con questa persona così pubblicamente mi mette in difficoltà, forse per scaramanzia o per la paura di sembrare troppo smielata. Negli ultimi anni sono effettivamente diventata avara di sentimentoquindi parlarne per me è muy difficult.

L’ho conosciuta 17 anni fa, ricordo solo che era un’amica del ragazzo con cui stavo. Il resto è arrivato con una naturalezza tale da dimenticare come siamo diventate amiche. In 17 anni ci sono stati periodi in cui ci vedevamo tutti i giorni alternati a periodi in cui ci si vedeva 3 volte in un anno. La cosa che ancora mi stupisce è che se ci vediamo per 10 giorni a fila, per dieci giorni abbiamo comunque qualcosa da dirci, qualche argomento da affrontare insieme.

Sono grata a lei. Non si offende se “vulcanizzo”. Dice che sono un vulcano perché borbotto dentro fino a quando mi surriscaldo e allora arriva l’eruzione! Sto cercando di migliorare eh. :/ Mi conosce. Non dubita mai del mio bene. E’ la prima persona che chiamo, per qualsiasi cosa. Bene o male. Successi e insuccessi. Le dico tutto quello che mi frulla in testa anche se mi sento stupida, brutta, infantile.

Sono grata a me. Come ho già detto un rapporto è costruito da due persone e quindi se l’altra sono io in questo devo essere grata anche a me. C’è stato un momento in cui stavo per perderla. Lei convinta di non potermi dare nulla di interessante, io la vedevo andare via senza capire perché. Una sera a cena di fronte a lei crollai io e insieme a me le sue convinzioni sbagliate. Sono grata a me per quel crollo.

Sono grata per questo rapporto con queste basi così solide: rispetto, affetto e libertà. Sono i principi in cui crediamo il egual modo.

Sono grata anche di avere un’auto, che mi permetterà di andarla a prendere oggi pomeriggio, per uno dei nostri weekend in giro per l’Italia.

Buon weekend

Deny

 

Perché aspettiamo?

Ieri ho visto una ex-collega. E’ in pensione da qualche mese e invece di essere riposata e rilassata è triste e annoiata. Ha vissuto una vita intera lavorando 9 ore al giorno 5 giorni la settimana per 40 anni, servendo un marito e un figlio. Ci lamentiamo tutta la vita di non avere tempo per noi e quando ci viene restituito ne abbiamo paura.

Le ho detto: “Ma perché non vai a fare qualche passeggiata?” Cavoli, siamo a Marzo, c’è un sole in questi giorni che seduta alla scrivania io scalpito! (Marzo mi fa questo effetto da sempre.) Beh mi ha risposto: “Hai ragione ben, però sai, ho una cosa dentro con cui combattere: mi vergogno ad andare in giro da sola. Mi sembra di avere tutti gli occhi puntati addosso. Ti sembrerà assurdo ma davvero non ce la faccio..”

Ecco.. io mannaggialamiseria stavo per l’appunto lavorando quindi ho dovuto tagliare corto ma giuro che l’unica cosa che avrei voluto fare sarebbe stata prenderla sotto braccio, portarla a sedere ad un tavolino di un bar all’aperto e stare a chiacchierare con lei per 2-3 ore. Al sole.

“Mi vergogno.” 

La maledetta zona di comfort. La paura del giudizio. Ci adagiamo lì e non corriamo nessun rischio. Non corriamo proprio. E anche una cosa banale come una passeggiata diventa un ostacolo. Non sto parlando di: non so più se amo mio marito, non mi piace il mio lavoro o cose del genere. Capisco siano questioni un po’ più complesse da affrontare, ma… una passeggiata?

Cresciamo con la paura di sbagliare. Uno sbaglio viene punito, viene demonizzato. E noi viviamo e cresciamo alla ricerca di una perfezione che non esiste. Non facciamo niente e aspettiamo il momento perfetto. E così ci facciamo sconfiggere dalla sorella della “paura di sbagliare”: la procrastinazione. Questa maledetta. Io ne sono schiava. A partire da questo blog. Arrivo al giorno di pubblicazione in cui non so nemmeno da dove partire a scrivere perché mi riduco all’ultimo. Credo di essere poco interessante, poco brava, ho paura del giudizio, ho paura di sbagliare un congiuntivo o una virgola. Aspetto l’argomento giusto, l’argomento perfetto e intanto arriva la scadenza. Cos’è? Credete che abbia definito delle date senza motivo? Sto imparando a conoscermi. Eppure leggo altre persone che stimo moltissimo ancor di più perché sono imperfette.  Ma perché non riusciamo ad essere più tolleranti anche verso noi stessi?

E voi? Riuscite? Anzi ancora meglio: vi rendete conto di questo meccanismo quando si aziona?

Io sono Miss “Mi piacerebbe fare ma..”. Sono la regina indiscussa delle mille scuse per non fare una cosa che mi piacerebbe fare da morire! Sono un vero e proprio fagiano! La cheerleader dell’aspetta e spera. Poi un giorno son caduta dal pero, grazie a cosa o a chi non lo so. (Non è vero: lo so, ma lo tengo per me! ;D)

Un giorno fantasticavo come sempre su una delle tante esperienze che mi attraevano. Le tipiche cose che figuriamoci se io… Stavo organizzando un weekend con i miei amici e mentre cercavo proposte da fare agli amici un banner ha catturato la mia attenzione: era quello di una scuola di volo in Umbria. Ecco a questo giro, reduce dalla caduta dal pero, mi sono comportata in maniera diversa. Ho mandato una mail d’istinto per chiedere informazioni. Solo che, per chiedere informazioni, il modulo da compilare richiedeva una data perciò ho proseguito chiedendo per uno dei primi giorni di ferie. Non mi son state date troppe informazioni a parte un “Ciao Denisa confermo la disponibilità per un volo nel giorno da te indicato, ho un posto alle 9 di mattina, può essere di tuo gradimento?”

Ecco adesso vi spiego la sensazione. Cazzotto nello stomaco. Adrenalina sparata e PAURA. La paura bella, di quelle da fare il salto. Quella da montagne russe. Ho risposto subito. Si. Non sapevo come e in che modo ma sapevo che avrei fatto questa cosa e basta. Per di più non ho prenotato un volo a due passi, ma a 400 km. Li avrei fatti anche da sola tanta era la convinzione. Alla fine senza troppi sforzi e senza cercare nessuno la compagnia è arrivata da sè. E così ho iniziato le mie ferie la scorsa estate. Volando.

Il weekend con i miei amici è stato egoisticamente dimenticato con l’arrivo della mail della scuola di volo, ma mi perdonerà chi mi vuol bene perché io quel giorno ero VITA.

Ah sono contenta tra l’altro di aver parlato di questo. Mi sono ricordata di come ci si sente. Adesso devo trovare un’altra montagna russa su cui salire.

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Sempre vostra

Deny

Da che parte sta la felicità?

Un paio di anni fa se una persona mi avesse detto che si può scegliere di essere felici gli avrei riso in faccia. Ho sempre pensato che la felicità fosse data da “cose”. Arrivano i soldi e sei felice, arriva l’uomo giusto e sei felice, arriva un lavoro che ti piace e sei felice. “Se solo avessi 200 euro in più sarei felice…”, “tu hai trovato l’amore, tu sì che sei felice”, “ah se potessi svegliarmi al mattino con un lavoro più bello, allora sì che…(indovinate un po?) sarei felice!”

Dai, non ditemi che non avete mai fatto questo pensiero perché proprio non ci credo. Nemmeno una volta? Ma va là.

E se pensassimo alla felicità come stile di vita? Ciao, sono Denisa e ho adottato da un po’ di tempo il pensiero positivo. E vi dirò, non si sta per niente male anche perché ho scoperto che non sono le “cose” a portare felicità ma è la felicità a portare “cose”.

Sia chiaro, le giornate storte ci sono, ma le chiudo tra due parentesi e le archivio. Mi fa molto molto felice se riesco a condividere con le persone questo pensiero, mi dispiace per chi invece mi giudica superficiale, ma capisco. E lo dico per esperienza. Mi è capitato di sfogarmi su cose che giudicavo negative o inaccettabili, tradimenti, giudizi, parole mal dette, atteggiamenti disonesti e se mi veniva detto “Ma sì, son cose che capitano, pazienza.” ci rimanevo male. Non capivo…

Beh. Ultimamente mi ritrovo dalla parte di quello che dà l’alzata di spalle. Solo ora mi rendo conto che non è superficialità, è lasciare andare la negatività, è accettazione e perdono.

Se si lascia andare la negatività si acquisisce una bella fetta di benessere ve lo garantisco. Io, lo ripeterò all’infinito, non scrivo per fare la maestra di vita e sono ben consapevole di quante cose ci siano da sistemare, quanti schemi da rompere ancora, quanti esperimenti da fare. Scrivo delle cose sistemate, degli schemi rotti e degli esperimenti fatti.

Dunque felicità è un atteggiamento mentale. I soldi finiscono, se non finiscono ne vogliamo sempre di più. Vedo costantemente gente piena di soldi e vuota di vita: dei poveri ricchi. Vedo matrimoni finiti prima di iniziare e che nemmeno dovrebbero esistere. Vedo contratti a tempo indeterminato crollare in un fallimento da un giorno all’altro.

Il 3 Giugno dello scorso anno ho guadagnato il mio 35esimo anno di età…Premetto che non mi piace festeggiare il compleanno con grossi eventi, bastano poche persone, le più care. Avevo organizzato una cenetta con gli amici più stretti. Lo stesso giorno, in tardo pomeriggio ho perso un nonno e  mi sono ritrovata in mezzo a tutti i parenti vestita a festa. Mi sono sentita dire e non mi ricordo nemmeno da chi..”ah, adesso immagino disdirai tutto..poverina, proprio il giorno del tuo compleanno..”

Beh ecco io mi ricordo solo che ho messo il magone in tasca e ho detto: “Ma perché? Io non sono mica morta…”

So che è un aneddoto un po’ forte ma non mi sento una stronza, e tanto meno superficiale. Il nonno mi manca e mi tengo stretti tutti i giri in carrozzina in ospedale. Mi tengo stretta la paghetta settimanale di quando ero bambina. Mi tengo stretta che ogni notte mettendo la macchina in garage s’apriva la finestra della sua camera sul cortile e urlava: “Denisa sei te?”

Mi tengo stretto su tutti quel giro in cui non azzeccò nemmeno i nomi dei suoi figli ma alla domanda “Ma la Denisa chi è?” mi rispose: “Beh come chi è, sarà mia nipote ciò!”. Me la tengo stretta la coda di pavone che m’è uscita in quel momento per la soddisfazione.

Eppure non mi sento in difetto se sono uscita a divertirmi la sera in cui ci siamo dati il cambio sul campo di gioco. 

Come ho detto nell’articolo precedente, il dolore è personale e va elaborato in solitudine. Io ho scelto semplicemente di chiudere fuori la tristezza  per qualche ora assorbendo l’amore dei miei amici più cari. 

Non sentitevi mai in difetto se scegliete di essere felici.  Siate egoisti. Siate felici. E se per essere felici passate per superficiali allora siate orgogliosamente superficiali.

I matrimoni finiscono, le relazioni si rompono, i soldi finiscono, i lavori si perdono e le persone muoiono. Vivete al massimo. Sempre. Non siamo eterni.

With love

Deny

 

Cambiamo prospettiva?

Oggi mi è stato detto che l’ironia è il giusto antidoto per contrastare solitudine e indifferenza. Domanda? Perché solitudine e indifferenza hanno bisogno di essere contrastate? Io credo che in realtà abbiano un potere enorme. Chi gode, usa e sfrutta solitudine e indifferenza secondo me può puntare alto.

Temo che chiunque veda della negatività in questi due sostantivi abbia bisogno di un antidoto per ben altro.

Vediamoli uno alla volta.

SOLITUDINE

Perché non è ben vista? Per la cronaca, mi rivolgo a chiunque la veda in maniera negativa. Per la cronaca, anche io l’ho vista in maniera orrenda. Ma non è mica la solitudine ad essere brutta, siamo noi (quando la vediamo così). Ci piacciamo talmente poco, siamo talmente insoddisfatti che per completare la nostra vita abbiamo bisogno degli altri. Noi siamo vuoti e noiosi.

La brutta notizia è che negli altri non c’è nessuna risposta. Tutti quanti con mille problemi e noi pretendiamo anche che trovino il tempo per risolvere i nostri.

La solitudine è un problema per chi è insoddisfatto, ma è difficile da assimilare il concetto, perché significa ammettere un insuccesso. Solo quando ci convinciamo che se la vita non va come vogliamo è solo colpa nostra, le cose cambiano. Una volta presa questa responsabilità le prospettive cambiano, “ci” cambiano e ci spingono a migliorare. Poi il cambiamento, ovvio, non avviene in una notte ma si sblocca un impercettibile meccanismo che ha un effetto valanga.

Dopo il “clic” ci si concentra talmente tanto su se stessi che la solitudine diventa una benedizione. Parola di lupetto!

In definitiva se pensate che la solitudine sia brutta è perché non vi piacete, perciò scendete in pista e fatevi belli.

INDIFFERENZA

Ecco l’altro mostro brutto, ma anche qui suggerisco un cambio di prospettiva. Perché l’indifferenza viene scritta nella colonna del negativo? Perché la vediamo subita. Il punto è uno: se qualcuno ci tratta con indifferenza è perché ci vuole trattare con indifferenza (non cagare pareva brutto. ;)) ed è inutile perdere tempo e intestardirsi. Quindi è d’obbligo l’accettazione e, ripeto, ancora più d’obbligo è non perdere tempo. Il tempo è poco, la vita è corta. Mettetevelo nella testa. Assimilare, accettare e passare allo step successivo. “E va beh, De, ti sembra facile?” No. Mai detto.

Cambio di prospettiva: e se fossimo noi a fare un bel sacco di indifferenziata? Se smettessimo di dare importanza a chi e a cosa non merita la nostra attenzione?  Se smettessimo di prendere millemila impegni per riempire dei vuoti? E se riempissimo la nostra vita di “noi”? Ma immaginate che bello invece sarebbe ascoltarsi davvero e capire cosa è bene per noi e cosa è male. E immaginate di  lasciarlo andare questo male che sicuramente in mano a qualcun altro diventa bene. Gliela vogliamo dare questa possibilità al brutto di diventare un bellone?

In definitiva volevo esprimere un pensiero personale.

Non sono una psicologa, non sono un buddha, tantomeno il Papa. Non ho nessuna certificazione in mano. Ho me stessa, i miei libri, i blog che seguo costantemente e gli esperimenti che sto facendo perché la mia vita abbia meno rimpianti possibili. Non averne è impossibile per chiunque, però sono sempre stata una sognatrice quindi sì, immagino che sarebbe molto bello se in qualche modo io riuscissi ad azionare un “clic” a qualcuno.

La cambiamo questa prospettiva?

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(Solo perché hai ragione, non significa che io ho torto. Semplicemente non hai visto la vita dalla mia prospettiva.)

Puntino sulla i… se i signori qui sopra non son contenti di quello che vedono hanno le gambe per andare a vedere se dall’altro lato è meglio.Giusto per rendere l’idea che, nella maggior parte dei casi possiamo scegliere da che punto osservare.

Pillola musicale della serata: Caparezza.

 

Siamo lenti, serve un foto kit!
Siamo scarica barile senza prospettive,
Donkey Kong 8-Bit,
Servono accordi, chiamate Vladimir Horowiz, prima che un pelato con il fez faccia un nuovo Blitz,
Qui il problema è la caduta, ragiona Cassel,
Ci vorrebbe una vecchia canzone, Tu suonala Sem,
La Lambretta, la Cinquecento, la moda del Surf,
Ora aspetta, siamo in cinquecento alla coda del Sert!
Più rassegnati, più dubbiosi, più poveri, più
Anestetizzati di un paziente in ricovero in room,
Nati col mito del Boom,
Morti col Bi Ti Pi Bund!
Appizza le orecchie come Legolas e Orlando Bloom,
Rivoglio il ballo del mattone, mi giro ma mi
Ritrovo solo sul mattone a giocare alla Wii,
Carboni ardenti scalzo tolgo le gambe da lì
Sono caduto ma mi rialzo Muhammad Alì!
Ho bisogno di una prospettiva come negli anni sessanta,
Con la radio che mi canta “Yeh-yeh! Yeh-yeh!”
Ho bisogno di una prospettiva, di un nuovo punto di vista,
Me l’ha detto l’oculista Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva tra chi ha torto e chi ha ragione
E di una terza dimensione Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva, come gli affreschi di Giotto,
Come chi pesti al G8,
Giotto Beat!
Giotto Beat!
Serve ripresa e stabilità, Steady Cam,
Voglio risvegliarmi là, nell’Italia post-bellica,
Tutti al mare sabato e domenica,
Accendo la tele, niente oscenità,
Tenente Sheridan,
Cin-cin Presidente Saragat, coltivate la speranza,
Noi ce la fumiamo come canapa!
Sotto il sole con il Panamá,
Nel futuro ci si Spara ma,
Per un pugno di mosche come a Galaga.
Lo spettacolo elettorale è uno Show Penale,
Non resta che filosofeggiare come Schopenhauer.
E non so più nemmeno da chi farmi governare,
Vedo circhi ma non vedo pane, dillo a Giovenale,
Questa realtà non fa per me, come un Fabergé,
vado a naso come un Sommelier,
Con il Cabernet,
Vorrei ballare lo Ye-yè girando in Paper-Club,
Ma sono in fase di stallo girando la lermech!
Ho bisogno di una prospettiva come negli anni sessanta,
Con la radio che mi canta “Yeh-yeh! Yeh-yeh!”
Ho bisogno di una prospettiva di un nuovo punto di vista,
Me l’ha detto l’oculista Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva tra chi ha torto e chi ha ragione
E di una terza dimensione Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva, come gli affreschi di Giotto,
Come chi pesti al G8,
Giotto Beat!(yeh-yeh yeh-yeh! yeh-yeh yeh-yeh!)
Giotto Beat!(yeh-yeh yeh-yeh! yeh-yeh yeh-yeh!)
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Eh non lo so ragazzi!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Magari fosse facile!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Sono solo un cantante!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
E mi lamento e basta!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
E’ non pagare l’Iva!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Lavorare a nero!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Pasolini perdonami!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Giotto Beat!

Alle vostre prospettive. Cin.

Deny

Vi fate abbracciare dalla solitudine?

Oggi è una giornata strana.

E’ stata una buona giornata, considerando che ieri sera da un amico ho lasciato mezzo cranio attaccato allo spigolo di un televisore a mezz’aria. Non so se ha fatto più ridere la scena o la sua faccia. “Meno male ti sei messa a ridere, io stavo già per fare il 118!” In ogni caso stamattina avevo solo qualche difficoltà di connessione e di stabilità ma comunque l’umore era ottimo, come mi succede spesso ultimamente. Ma se succede che ti arriva una brutta notizia, che non compete te, ma che tocca una persona che ti è molto vicina è giusto o sbagliato non accollarsi il dolore degli altri?

Io ho cambiato completamente idea anche riguardo a questo. Mi sono sempre fatta carico dei malesseri altrui che poi dico io..la Candy Candy dei poveri. In realtà non si risolve niente. Si appaga l’ego in maniera sbagliata. Invece di condividere la tristezza ed essere penosamente tristi in due meglio concedere la spalla mentre si rimane al timone del proprio buon’umore. Sarà molto più semplice, per chi si deve rialzare, avere qualcuno che è già in piedi a tendergli la mano.

Ma questo è un pensiero che ho da quando mi sento libera, o per lo meno ragiono per sentirmici. Il che significa non aver bisogno ossessivamente del consenso degli altri, vuol dire scegliere di fare ciò che mi fa stare bene senza pensare di fare solo quello che fa contenta mamma. Non è mica così facile eh, soprattutto quando per mamma e papà hai la venerazione e ti porti dietro fin da bambina la convinzione che quello che pensano mamma e papà sia legge.

Mamma e papà hanno un cervello come me, pensano come me, sono umani come me e soprattutto (rullo di tamburi) sbagliano come me. 🙂

(Ciao mamma! ♥)

Per tanto, tornando al discorso, io le emozioni, adesso, preferisco viverle in solitudine.

“Tutti gli sforzi fatti dagli esseri umani per evitare l’isolamento sono falliti e falliranno, perché vanno contro le leggi fondamentali della vita. 
Ciò che occorre non è qualcosa grazie al quale puoi dimenticare il tuo isolamento.
E’ fondamentale diventare consapevoli della propria solitudine, che è una realtà.
E sentire questa solitudine, farne esperienza, è meraviglioso, perché è la tua libertà dalla folla, dall’altro. 
E’ la tua libertà dalla paura di essere solo. ”    Osho

All’interno delle relazioni cerco di portare un confronto tra i pensieri e uno scambio di energia. Stop. E spero di riuscire a farlo sempre.

Nell’articolo precedente avevo parlato proprio di relazioni. Il campo si restringe automaticamente e inconsapevolmente. Avete presente quando decidete di comprarvi le All Star gialle e automaticamente le vedete ai piedi di chiunque? E’ semplicemente il focus che si attiva. Quello vi interessa, quello vedete. Idem per le persone: vi interessa un certo tipo di confronto e quello arriva. Semplicemente tutto il resto vi interessa relativamente e lo vedrete e lo cercherete sempre meno.

L’importante è trovare le proprie idee e portarle avanti. Senza la paura del giudizio della gente (qua c’è da lavorare), senza l’imbarazzo di sembrar degli stupidi (anche qua ;)), senza sentirsi strani che gli strani son quelli che la vita la vedono passare.

E ridere. Dando il giusto peso a parole e persone che come noi hanno le loro emozioni da gestire.

One life – James Morrison

“Quando ero piccolo
Vivevo alla giornata
Il mondo era un libro aperto
Avevo ogni scelta
Ma con così tante scelte
Non sapevo cosa fare
Dicevo solo: “Perdonami”
Se me lo dici io lo rimpiangerò
Lascia che vada come deve andare
Perché è facile da dire

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Mio padre mi ha fatto sedere
Ha detto: “Figlio, è forse tempo di fare un progetto”
E io ho detto: “No, non ora”
Con così tante scelte
Non sapevo cosa fare
Dicevo solo: “Perdonami”
Se me lo dici io lo rimpiangerò
Lascia che vada come deve andare
Perché è facile da dire

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Hai detto che più ci pensi
Più sai cosa è giusto
Meno fai
Ciò che senti dentro
Quindi non fingerò di averlo sempre saputo
Seguo il mio cuore, ovunque esso vada
E forse non lo farò mai in modo giusto
Ma almeno vivo come desidero

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Quando sarò vecchio
Spero di essere sulla mia sedia a dondolo
Sorridendo a me stesso
Dirò a mia figlia
Hai solo una vita
Quindi fai attenzione a viverla bene”

Buona vita.

Deny