Cambiamo prospettiva?

Oggi mi è stato detto che l’ironia è il giusto antidoto per contrastare solitudine e indifferenza. Domanda? Perché solitudine e indifferenza hanno bisogno di essere contrastate? Io credo che in realtà abbiano un potere enorme. Chi gode, usa e sfrutta solitudine e indifferenza secondo me può puntare alto.

Temo che chiunque veda della negatività in questi due sostantivi abbia bisogno di un antidoto per ben altro.

Vediamoli uno alla volta.

SOLITUDINE

Perché non è ben vista? Per la cronaca, mi rivolgo a chiunque la veda in maniera negativa. Per la cronaca, anche io l’ho vista in maniera orrenda. Ma non è mica la solitudine ad essere brutta, siamo noi (quando la vediamo così). Ci piacciamo talmente poco, siamo talmente insoddisfatti che per completare la nostra vita abbiamo bisogno degli altri. Noi siamo vuoti e noiosi.

La brutta notizia è che negli altri non c’è nessuna risposta. Tutti quanti con mille problemi e noi pretendiamo anche che trovino il tempo per risolvere i nostri.

La solitudine è un problema per chi è insoddisfatto, ma è difficile da assimilare il concetto, perché significa ammettere un insuccesso. Solo quando ci convinciamo che se la vita non va come vogliamo è solo colpa nostra, le cose cambiano. Una volta presa questa responsabilità le prospettive cambiano, “ci” cambiano e ci spingono a migliorare. Poi il cambiamento, ovvio, non avviene in una notte ma si sblocca un impercettibile meccanismo che ha un effetto valanga.

Dopo il “clic” ci si concentra talmente tanto su se stessi che la solitudine diventa una benedizione. Parola di lupetto!

In definitiva se pensate che la solitudine sia brutta è perché non vi piacete, perciò scendete in pista e fatevi belli.

INDIFFERENZA

Ecco l’altro mostro brutto, ma anche qui suggerisco un cambio di prospettiva. Perché l’indifferenza viene scritta nella colonna del negativo? Perché la vediamo subita. Il punto è uno: se qualcuno ci tratta con indifferenza è perché ci vuole trattare con indifferenza (non cagare pareva brutto. ;)) ed è inutile perdere tempo e intestardirsi. Quindi è d’obbligo l’accettazione e, ripeto, ancora più d’obbligo è non perdere tempo. Il tempo è poco, la vita è corta. Mettetevelo nella testa. Assimilare, accettare e passare allo step successivo. “E va beh, De, ti sembra facile?” No. Mai detto.

Cambio di prospettiva: e se fossimo noi a fare un bel sacco di indifferenziata? Se smettessimo di dare importanza a chi e a cosa non merita la nostra attenzione?  Se smettessimo di prendere millemila impegni per riempire dei vuoti? E se riempissimo la nostra vita di “noi”? Ma immaginate che bello invece sarebbe ascoltarsi davvero e capire cosa è bene per noi e cosa è male. E immaginate di  lasciarlo andare questo male che sicuramente in mano a qualcun altro diventa bene. Gliela vogliamo dare questa possibilità al brutto di diventare un bellone?

In definitiva volevo esprimere un pensiero personale.

Non sono una psicologa, non sono un buddha, tantomeno il Papa. Non ho nessuna certificazione in mano. Ho me stessa, i miei libri, i blog che seguo costantemente e gli esperimenti che sto facendo perché la mia vita abbia meno rimpianti possibili. Non averne è impossibile per chiunque, però sono sempre stata una sognatrice quindi sì, immagino che sarebbe molto bello se in qualche modo io riuscissi ad azionare un “clic” a qualcuno.

La cambiamo questa prospettiva?

c45ogf0wiaavzzz

(Solo perché hai ragione, non significa che io ho torto. Semplicemente non hai visto la vita dalla mia prospettiva.)

Puntino sulla i… se i signori qui sopra non son contenti di quello che vedono hanno le gambe per andare a vedere se dall’altro lato è meglio.Giusto per rendere l’idea che, nella maggior parte dei casi possiamo scegliere da che punto osservare.

Pillola musicale della serata: Caparezza.

 

Siamo lenti, serve un foto kit!
Siamo scarica barile senza prospettive,
Donkey Kong 8-Bit,
Servono accordi, chiamate Vladimir Horowiz, prima che un pelato con il fez faccia un nuovo Blitz,
Qui il problema è la caduta, ragiona Cassel,
Ci vorrebbe una vecchia canzone, Tu suonala Sem,
La Lambretta, la Cinquecento, la moda del Surf,
Ora aspetta, siamo in cinquecento alla coda del Sert!
Più rassegnati, più dubbiosi, più poveri, più
Anestetizzati di un paziente in ricovero in room,
Nati col mito del Boom,
Morti col Bi Ti Pi Bund!
Appizza le orecchie come Legolas e Orlando Bloom,
Rivoglio il ballo del mattone, mi giro ma mi
Ritrovo solo sul mattone a giocare alla Wii,
Carboni ardenti scalzo tolgo le gambe da lì
Sono caduto ma mi rialzo Muhammad Alì!
Ho bisogno di una prospettiva come negli anni sessanta,
Con la radio che mi canta “Yeh-yeh! Yeh-yeh!”
Ho bisogno di una prospettiva, di un nuovo punto di vista,
Me l’ha detto l’oculista Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva tra chi ha torto e chi ha ragione
E di una terza dimensione Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva, come gli affreschi di Giotto,
Come chi pesti al G8,
Giotto Beat!
Giotto Beat!
Serve ripresa e stabilità, Steady Cam,
Voglio risvegliarmi là, nell’Italia post-bellica,
Tutti al mare sabato e domenica,
Accendo la tele, niente oscenità,
Tenente Sheridan,
Cin-cin Presidente Saragat, coltivate la speranza,
Noi ce la fumiamo come canapa!
Sotto il sole con il Panamá,
Nel futuro ci si Spara ma,
Per un pugno di mosche come a Galaga.
Lo spettacolo elettorale è uno Show Penale,
Non resta che filosofeggiare come Schopenhauer.
E non so più nemmeno da chi farmi governare,
Vedo circhi ma non vedo pane, dillo a Giovenale,
Questa realtà non fa per me, come un Fabergé,
vado a naso come un Sommelier,
Con il Cabernet,
Vorrei ballare lo Ye-yè girando in Paper-Club,
Ma sono in fase di stallo girando la lermech!
Ho bisogno di una prospettiva come negli anni sessanta,
Con la radio che mi canta “Yeh-yeh! Yeh-yeh!”
Ho bisogno di una prospettiva di un nuovo punto di vista,
Me l’ha detto l’oculista Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva tra chi ha torto e chi ha ragione
E di una terza dimensione Yeh-yeh! Yeh-yeh!
Ho bisogno di una prospettiva, come gli affreschi di Giotto,
Come chi pesti al G8,
Giotto Beat!(yeh-yeh yeh-yeh! yeh-yeh yeh-yeh!)
Giotto Beat!(yeh-yeh yeh-yeh! yeh-yeh yeh-yeh!)
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Eh non lo so ragazzi!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Magari fosse facile!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Sono solo un cantante!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
E mi lamento e basta!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
E’ non pagare l’Iva!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Lavorare a nero!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Pasolini perdonami!
(Dicci tu qual’è la prospettiva!)
Giotto Beat!

Alle vostre prospettive. Cin.

Deny

Vi fate abbracciare dalla solitudine?

Oggi è una giornata strana.

E’ stata una buona giornata, considerando che ieri sera da un amico ho lasciato mezzo cranio attaccato allo spigolo di un televisore a mezz’aria. Non so se ha fatto più ridere la scena o la sua faccia. “Meno male ti sei messa a ridere, io stavo già per fare il 118!” In ogni caso stamattina avevo solo qualche difficoltà di connessione e di stabilità ma comunque l’umore era ottimo, come mi succede spesso ultimamente. Ma se succede che ti arriva una brutta notizia, che non compete te, ma che tocca una persona che ti è molto vicina è giusto o sbagliato non accollarsi il dolore degli altri?

Io ho cambiato completamente idea anche riguardo a questo. Mi sono sempre fatta carico dei malesseri altrui che poi dico io..la Candy Candy dei poveri. In realtà non si risolve niente. Si appaga l’ego in maniera sbagliata. Invece di condividere la tristezza ed essere penosamente tristi in due meglio concedere la spalla mentre si rimane al timone del proprio buon’umore. Sarà molto più semplice, per chi si deve rialzare, avere qualcuno che è già in piedi a tendergli la mano.

Ma questo è un pensiero che ho da quando mi sento libera, o per lo meno ragiono per sentirmici. Il che significa non aver bisogno ossessivamente del consenso degli altri, vuol dire scegliere di fare ciò che mi fa stare bene senza pensare di fare solo quello che fa contenta mamma. Non è mica così facile eh, soprattutto quando per mamma e papà hai la venerazione e ti porti dietro fin da bambina la convinzione che quello che pensano mamma e papà sia legge.

Mamma e papà hanno un cervello come me, pensano come me, sono umani come me e soprattutto (rullo di tamburi) sbagliano come me. 🙂

(Ciao mamma! ♥)

Per tanto, tornando al discorso, io le emozioni, adesso, preferisco viverle in solitudine.

“Tutti gli sforzi fatti dagli esseri umani per evitare l’isolamento sono falliti e falliranno, perché vanno contro le leggi fondamentali della vita. 
Ciò che occorre non è qualcosa grazie al quale puoi dimenticare il tuo isolamento.
E’ fondamentale diventare consapevoli della propria solitudine, che è una realtà.
E sentire questa solitudine, farne esperienza, è meraviglioso, perché è la tua libertà dalla folla, dall’altro. 
E’ la tua libertà dalla paura di essere solo. ”    Osho

All’interno delle relazioni cerco di portare un confronto tra i pensieri e uno scambio di energia. Stop. E spero di riuscire a farlo sempre.

Nell’articolo precedente avevo parlato proprio di relazioni. Il campo si restringe automaticamente e inconsapevolmente. Avete presente quando decidete di comprarvi le All Star gialle e automaticamente le vedete ai piedi di chiunque? E’ semplicemente il focus che si attiva. Quello vi interessa, quello vedete. Idem per le persone: vi interessa un certo tipo di confronto e quello arriva. Semplicemente tutto il resto vi interessa relativamente e lo vedrete e lo cercherete sempre meno.

L’importante è trovare le proprie idee e portarle avanti. Senza la paura del giudizio della gente (qua c’è da lavorare), senza l’imbarazzo di sembrar degli stupidi (anche qua ;)), senza sentirsi strani che gli strani son quelli che la vita la vedono passare.

E ridere. Dando il giusto peso a parole e persone che come noi hanno le loro emozioni da gestire.

One life – James Morrison

“Quando ero piccolo
Vivevo alla giornata
Il mondo era un libro aperto
Avevo ogni scelta
Ma con così tante scelte
Non sapevo cosa fare
Dicevo solo: “Perdonami”
Se me lo dici io lo rimpiangerò
Lascia che vada come deve andare
Perché è facile da dire

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Mio padre mi ha fatto sedere
Ha detto: “Figlio, è forse tempo di fare un progetto”
E io ho detto: “No, non ora”
Con così tante scelte
Non sapevo cosa fare
Dicevo solo: “Perdonami”
Se me lo dici io lo rimpiangerò
Lascia che vada come deve andare
Perché è facile da dire

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Hai detto che più ci pensi
Più sai cosa è giusto
Meno fai
Ciò che senti dentro
Quindi non fingerò di averlo sempre saputo
Seguo il mio cuore, ovunque esso vada
E forse non lo farò mai in modo giusto
Ma almeno vivo come desidero

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò

Se avessi saputo ieri ciò che sapevo oggi
Dove sarei stato domani
Non lascerò scappare la mia anima
Farò tutto ciò che serve
Perché questo tempo è solo in prestito

Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò
Ho una vita, una vita, una vita
E la vivrò bene

Quando sarò vecchio
Spero di essere sulla mia sedia a dondolo
Sorridendo a me stesso
Dirò a mia figlia
Hai solo una vita
Quindi fai attenzione a viverla bene”

Buona vita.

Deny

 

 

E voi rincorrete le buone abitudini?

Mi sono data un obiettivo. Mi sono data un obiettivo sfruttando il mio numero preferito. 7.

Uscirà un articolo ogni volta che nel calendario comparirà un 7. Ci proverò. E mentre cerco di raggiungere il mio obiettivo mi viene da sorridere perché è già arrivata la prima nota positiva del mio blog. Sono costretta a riportare il focus sul mio “io” e a studiare per aver qualcosa da raccontare. Che bellezza!

Volersi bene. Amarsi . E’ facile? E da dove si comincia? Come si fa?

Si comincia dalle piccole cose. A volte banali. Dalla musica, da un sorriso, da una passeggiata all’aria aperta. Dal sole.

Vediamo se ricordo da dove sono partita io.

1. ALIMENTAZIONE

Io so per certo che, adattata alla curva della consapevolezza, ho scelto per me, per prima cosa, di studiare e sperimentare un’alimentazione sana. Ho abbandonato le diete, ho sparato a colpi di fucile al primo dei miei pensieri limitanti: cioè che meno kg seì più sei una persona degna di nota… NO! Ma poi, “mon Dieu!”, come si può pensare una cosa del genere?

..ebbene si può. No sul serio, per fortuna sono dipendente dal tortellino in brodo. Sono pensieri che fanno male davvero, portano malattie. Quindi ho fatto pace con maniglie, porte, pancette, panciere e… attenzione ! Col cervello.

Ho scelto di restringere la mia alimentazione ad alcuni alimenti (senza privarmi totalmente di nulla, perché potrebbe avere risvolti molto brutti per l’organismo): cerco di prediligere le farine grezze a quelle bianche raffinate, di assumere gli zuccheri dalla frutta, di mangiare verdura ad ogni pasto, di abbondare con il pesce e di preferire la carne bianca a quella rossa. Cerco di essere costante, che è la cosa più difficile, per questo mi lancio spesso piccole sfide per allenare la mia forza di volontà. Le cattive abitudini si radicano in un attimo, quelle buone richiedono un allenamento costante. Il tortellino è sempre in agguato!

Risultati: non ho perso un etto! Molto di più! Ho perso: il bruciore di stomaco, la stanchezza e l’insonnia.

Quest’ultima per me è stata un tormento, mi ricordo ancora quando non c’era verso di chiudere occhio fino le 3 o le 4 di notte, poi al mattino (ho la sveglia alle 6:40) al lavoro tanti saluti. Adesso, per carità, non dico che adesso dormo come un angioletto solo per questo motivo, però giuro: mangiare bene fa pensare bene, dormire bene, lavorare bene, fare sport bene. Fa fare anche bene all’amore. Fa bene. Bene bene bene! Quindi Mangiate bene! Ecco.

2. RELAZIONI

Un’altra strategia molto importante che ho adottato per l'”amarsi-pensiero” è stato di abbandonare le relazioni NOCIVE! Questo però l’ho fatto inconsapevolmente e con anche non troppa intelligenza, ma a questo ci sono arrivata dopo.

Ho ristretto il campo delle persone con cui passo il mio (preziosissimo) tempo. Scelgo le persone che sento arricchirmi, senza i finti complimenti, senza smancerie inutili. Scelgo le persone che per me sono esempio da seguire, perché se c’è una cosa di cui sono sicura e lo sapete anche voi è che diventiamo sempre più simili alle persone che frequentiamo più spesso. In più passo molto tempo felicemente sola. F-E-L-I-C-E-M-E-N-T-E sola.

3. SMARTPHONE

Ho letteralmente abbandonato il telefono nella borsa. Dai qua non posso spiegare niente, cosa c’è da capire? Il telefonino ci fotte il cervello, punto.

Sono stata molto breve con il terzo punto perché è un periodo dove in questo vacillo un po’. Non sono un robot, ogni tanto mi perdo. Ripeto: le cattive abitudini sono molto più semplici. Quelle buone le devi rincorrere.

Ecco direi che, tornando  a un po’ di tempo fa, questo è la mia linea di partenza. Voi cosa cambiereste o cosa vorreste cambiare?

Una somma di piccole cose – Niccolò Fabi

“..nelle cellule di un uomo è il suo destino
abbiamo due soluzioni
un bell’asteroide e si riparte da zero
una somma di piccole cose
una somma di passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo..”

 

Io intanto vorrei fosse già il 7 Febbraio. 🙂

Alle vostre piccole cose, cin.

Deny

 

 

 

 

 

 

 

Come arriva il cambiamento?

Son talmente tanti gli argomenti che vorrei affrontare che non so bene nemmeno io da quale partire, quindi faccio finta di buttare tutto in un enorme imbuto  immaginario e so che la prima goccia d’acqua o il primo granello di sabbia si farà spazio da solo e cadrà prima di tutto il resto. Siano benedetti tutti i libri coi loro scrittori eh (come si fa a vivere senza libri?) però nei blog ci trovi anche i Signor Nessuno come me con le loro storie. Mica quelli con quei paroloni, ci siamo noi, impiegati, autisti, mamme, figli, gente comune.

Come arriva il cambiamento? Come lo si affronta? Partiamo da qui.

Arriva dall’insoddisfazione, dal mancamento, dall’infelicità, da una caduta, da una perdita o da tutto questo messo insieme, arriva dal caos. Arriva dallo schiaffo della consapevolezza che ha sgomitato fino a farti vedere la realtà. Avete presente quando proprio non riuscite a capire certi ragionamenti? Quante volte avete detto “ma fatti delle domande se le cose vanno così?”. E voi delle domande ve le siete mai fatti? Ma sul serio, ascoltandovi dentro.

Fare le domande al proprio io vuol dire disintegrarlo, mandarlo in pezzi, abbattere schemi, riprogrammare il cervello, scindere il buono dal meno buono, scegliere cosa tenere e quali angoli smussare, significa accettarsi e perdonarsi. Per perdonarsi significa che si riconoscono gli errori fatti e che da lì bisogna ripartire. Gli errori non determinano chi siamo, non siamo gli sbagli, siamo ben altro. L’errore è un’azione data dall’essere. L’essere non è l’azione.

Avete mai sentito parlare del Kintsugi? L’arte del Kintsugi viene dal Giappone, consiste nel recuperare gli oggetti rotti, nel rimetterli insieme incollandoli con l’oro o con l’argento liquido. In questo modo diventano pezzi ancor più pregiati, pezzi unici. Trasportando il concetto nella vita: ognuno di noi è un pezzo unico, ognuno porta con sé sofferenze, cicatrici e dolori. Quando succede che andiamo in pezzi dobbiamo rimetterci insieme e per farlo serve il nostro “oro”. Il nostro “oro” è l’amore, non l’amore bisogno e nemmeno l’amore possesso. Gli altri non c’entrano proprio niente. E’ l’amore verso noi stessi.

Ama te stesso e osserva: oggi, domani, sempre.

Ricerca, medita sull’amore, sperimenta. L’amore è il più grande esperimento della vita, e coloro che vivono senza sperimentare l’energia dell’amore non sapranno mai cos’è la vita.

Osho

Quindi partiamo dall’amore. Anche quando ci odiamo, soprattutto in quei giorni lì, quelli dove ci sentiamo putridi dentro cerchiamola la lucetta dell’amore perché anche dallo schifo totale nascono grandi cose. E se uno è riuscito ad inventarsi il museo della merda (credetemi esiste) allora ognuno di noi può dalla propria ultima cellula marcia trovare del buono. Troviamo , cerchiamo e condividiamo i nostri pensieri con quelli come noi. E troveremo il nostro posto.

Ci piazzo pure una canzone. E con chi potevo iniziare se non con lui, che lo spiega perfettamente.

Robbie Williams – Love my life

 

Tether your soul to me
I will never let go completely
One day your hands will be
Strong enough to hold me
(Lega a me la tua anima
non la lascerò mai andare completamente
un giorno le tue mani saranno
abbastanza forti da stringermi)
I might not be there for all your battles
But you’ll win them eventually
I pray that I’m giving you all that matters
So one day you’ll say to me
I love my life
I am powerful, I am beautiful, I am free
I love my life
I am wonderful, I am magical, I am me
I love my life
(Forse non ti sarò accanto ad ogni tua battaglia
ma tu riuscirai comunque a vincerle
spero di riuscire a darti tutto ciò che conta
così un giorno potrai dirmi
Amo la mia vita
sono potente, sono bella, sono libera
amo la mia vita
sono meravigliosa, sono magica, sono me
amo la mia vita)
I am not my mistakes
And God knows I’ve made a few
I started to question the angels
And the answer they gave was you
I cannot promise there won’t be sadness
I wish I could take it from you
But you’ll find the courage to face the madness
And sing it because it’s true
(Io non sono i miei errori
e Dio sa che ne ho fatti un bel po’
ho iniziato a fare domande agli angeli
e mi hanno dato te come risposta
Non posso promettere che non ci sarà tristezza
vorrei poterla portare via da te
ma troverai il coraggio di affrontare la follia
e la canterai, perchè è vero)
(…)
Find the
Others
With hearts
Like yours
Run far
Run free
I’m with you
(Trova gli
altri
con cuori
come il tuo
corri lontano
corri libera
io sono con te)
(…)
And finally
I’m where I wanna be
(E alla fine
sono dove voglio essere)
With love
Deny
P.s. e il vostro cambiamento da dove è arrivato?

Come ti chiami?

-Ciao come ti chiami?

– Denisa.

-Come? Elisa?

Ecco meglio scriverlo dunque. Mi presento, sono Denisa, non sono una scrittrice ma sono molto molto curiosa.

Ho cominciato a tenere un diario all’età di 7 anni perché mi venne regalato a una festa di compleanno. Lo ricordo ancora, aveva il lucchetto ed era viola con dei fiori bianchi. Un regalo di Simona, mia cugina.

Ho smesso di scrivere 15 anni dopo, non so nemmeno il perché. Ho ricominciato circa un anno fa, con una mia amica. Era un periodo offuscato per me, nero per lei. Scrivevamo, buttavamo nero su bianco tutto quello che ci ribolliva dentro. Mi aiutava, ci aiutava a svuotare un po’ l’anima dal negativo, ci guidava verso una luce diversa. Credo sia durato due o tre mesi.

Poi è arrivato il 2016. Un mostro brutale che oltre i vari George Michael, principesse Leila ecc. s’è portato via in successione il mio capo (quello dei due che ti copriva di baci), mio zio (gemello di mio padre), mio nonno (il giorno del mio compleanno) e la mia gatta (lo straccio di famiglia che mi ero creata). Ripensando a quello che mi è successo e a chi sono stata fino a un anno fa mi sarei aspettata di cadere nella depressione e nella lamentela malata. Invece sono rinata. Tipo le illuminazioni (pedata nel culo) sul fatto che sei vivo e sta a te decidere come. Tutte cose risapute lo sappiamo. Lo sappiamo davvero?

Questo palloso preambolo per arrivare ad oggi che di getto decido di creare un blog perché seguo l’istinto e i segnali.

Il blog delle domande nasce dal fatto che la mia mente è un vortice continuo di domande e dalla convinzione che non esistono risposte ma solamente punti di vista. Nasce dal voler confrontarsi con le menti degli altri e dal cercare di attrarre le persone curiose: quelle che hanno la consapevolezza di non saper nulla, o molto poco, come me.

Si comincia.

Buona curiosità a tutti.

Denisa